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2010

Unione Sportiva Acli

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Home ciao nico

Ciao NICOLA!


 

Mi stavo trasferendo dall'aeroporto di Napoli verso Benevento per poi andare ad Avellino dove avrei presieduto il congresso regionale dell'Usacli della Campania. Ero immerso nei miei pensieri guardando posti per lo più sconosciuti che mi richiamavano alla mente strade e ambienti del Regio Tratturo. Quel Regio Tratturo che anni orsono organizzavamo come evento nazionale e che è poi continuato negli ultimi anni a livello interregionale.

Proprio in quei minuti mi hanno telefonato informandomi della morte di Nicola Tritella.

Sono convinto che le coincidenze hanno un qualcosa di matematico, perché Nicola Tritella del Regio Tratturo è stato tutto: l'animatore, l'organizzatore, il regista, il fondatore, il programmatore e il coordinatore. Da Roma o dalla sua amata terra abruzzese, ma sempre.

Sapere che non c'era più, e venirlo a sapere proprio lì, mi mescolava intimamente sentimenti di tristezza, di nostalgia ma anche di ricordi straordinari. Ricordi che pochi attimi dopo hanno travalicato i confini del tratturo per ripercorrere questi 30 anni passati insieme. Perché la mia "carriera" nell'Usacli è cominciata con lui e con lui ha attraversato sistematici momenti memorabili. Veramente indimenticabili.

Ma chiunque sia stato almeno una volta in Sede Nazionale, o a un evento o a una riunione nazionale, o ha avuto la possibilità di invitarlo a un'iniziativa territoriale dell'Usacli, non potrà mai e proprio mai scordarsi di Nicola. Perché era unico, perché caratterizzava la sua presenza con una simpatia, un'umanità e una genuinità trascinanti, coinvolgenti, continue e permanenti. E quante volte con molti amici dell'Usacli ci dicevamo: "se non ci fosse bisognerebbe inventarlo".

Penso non ci sia una sola persona del Palazzo Acli di via Marcora che non sia stato avvicinato da Nicola per una battuta spiritosa, per una barzelletta, per un racconto spassoso o per un aneddoto buffo. Nelle sue pause pranzo o nelle sue pause sigarette, intercettava tutti coloro che uscivano. Non ne perdeva uno o una.

Sono pronto a scommettere qualsiasi cosa che molti di noi hanno assimilato e porteranno sempre con se alcune sue frasi o battute tipiche: su paracaduti che parlano a paracadutisti, sugli acchiappagalline, sull'aria,  su specchi e contesse, sul teorico e sul concreto, sulla fine della fiera, su cavalli e cavalieri, sulle Acli e sulle centinaia di dirigenti incontrati strada facendo. Ci scommetto perché non può che essere così.

E chi potrà mai dimenticare la caotica disposizione dei documenti nei suoi uffici o nella sua stanza, o quella borsa che con maniacale gelosia si portava appresso in ogni dove, quasi fosse un prolungamento del suo braccio ? Eppure erano i suoi scrigni, le sue grotte del tesoro, dove ritrovava tutto e tutto serviva per impreziosire poi le nostre riunioni. Solo l'ordine poteva insidiare la sua scrupolosità e per questo l'ha sempre tenuto distante.

Si, Nicola ci ha regalato uno spaccato della nostra associazione ricordandoci sempre e comunque un modo di stare insieme semplice e spontaneo, umile e divertente, ma mai banale o ordinario o mediocre. E a prescindere dalla condivisione delle sue idee o delle sue proposte, sapeva farsi amare, sapeva e voleva indicarci la strada di uno stare insieme vero e autentico.

Non ha mai smesso di essere "in prima linea" e non ha mai smesso di farlo così com'è sempre stato.

Non è mai stato incline ai compromessi e ha sempre preferito giocarsi le sue carte da uomo libero, pur essendogli ben chiaro che ciò, inevitabilmente, gli avrebbe precluso alcune strade. Molte strade !

Preferiva la libertà alla vanità, all'ambizione, alla superbia e alla presunzione. Tutto ciò gli ha sempre permesso di camminare con la schiena dritta e gli ha sempre permesso di partecipare con la netta e reale sensazione di non essere "prigioniero" di niente e di nessuno.

Questa sua libertà, questa sua partecipazione incondizionata, è il patrimonio che più gli invidiavo. E che gli invidio tutt'ora.

Con Nicola ho condiviso ore, giorni ed anni di appassionanti discussioni in Sede, Consiglio e Presidenza nazionali, ma anche momenti entusiasmanti o particolarmente critici in eventi, iniziative o manifestazioni.

Ma l'immagine che mi porterò sempre appresso è quella di un giorno afoso di giugno, quando nel bel mezzo delle fasi concitate di un Meeting Polisportivo, da dietro la mia scrivania, lo vidi nell'angolo della stanza tutto preso a sbrogliare matasse di medaglie e trofei. Lo guardai a lungo, mi alzai e lo andai a ringraziare: non tanto per quello stava facendo, ma soprattutto perché in quel momento stava dando il suo contributo percependomi in difficoltà. Un umile contributo ma un grande gesto. Perché poteva non farlo, perché aveva ben altro da fare, perché c'erano i ragazzi dello staff che potevano farlo: eppure volle dimostrarmi che c'era e che mi era vicino. Lui, dirigente con molti anni di carriera alle spalle, si era messo silenziosamente a disposizione di un dirigente che, come me, stava muovendo i primi passi in ambito nazionale.

Lo abbracciai, perché proprio allora mi aveva nel concreto insegnato umiltà, spirito di condivisione e vicinanza. In quei minuti, in quelle ore, mi ha insegnato molto di più di quanto avevo imparato per conto mio, in tutti gli anni precedenti. Fino ad oggi quel momento mi è rimasto indelebile in mente e spero che il Signore non me lo faccia dimenticare mai.

Per molti anni abbiamo avuto in comune l'appartamento romano, dove terminavamo le tante discussioni o, più semplicemente, ci raccontavamo gli affari nostri. Spesso parlando delle nostre famiglie rivelandoci e interessandoci l'un l'altro di ciò che facevamo una volta a casa. Giusta distrazione dopo giornate spesso faticose e pesanti. Tra l'altro, il suo attaccamento ai genitori, ai fratelli ed alle sorelle, ai cognati ed alle cognate, ai nipoti, rendevano i suoi racconti avvincenti, coinvolgenti e suggestivi come non mai.

Poi, prima di salutarci, ci mettevamo vicino la finestra o uscivamo in terrazza e subito mi chiedeva una Marlboro: un rito banale ma sistematico, bello e semplice. E se qualche volta se lo dimenticava, ero io a ricordarglielo. Era la nostra forma quasi scaramantica per concludere la giornata, darci la buona notte e prepararci alla fatiche dell'indomani. Bene Nicola, adesso prendo dal pacchetto la nostra Marlboro, la metto qui sulla mia scrivania di casa, la nascondo un po' così nessuno la sposta, e la lascio lì. Quando il buon Dio vorrà, vengo a portartela !

L'Usacli quest'anno compie 50 anni: molti di questi ce li hai regalati tu.

So che non ci lascerai mai soli.

La senti l'aria ?

Ciao indimenticabile amico mio.

 

               
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