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2010

Unione Sportiva Acli

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Home Angolo del Presidente In ricordo di Lino, Vito, Umberto, Luigi e Aniello

In ricordo di Lino, Vito, Umberto, Luigi e Aniello




No, a dir la verità, quest’estate non è stata una bella estate. Nell’arco di un paio di mesi ci ha lasciato una fetta incredibile, indimenticabile ed emozionante di storia dell’USACLI. E che storia !

Ho il piacere di ricordare gli amici Lino De Filippis, Umberto Millepiedi, Vito Conticelli, Luigi (Gino) Buonamano e Aniello Toti, perché mi rammentano momenti indimenticabili di battaglie comuni, passioni, incontri, confronti, fatiche e impegni ma, soprattutto, tante, tantissime manifestazioni sportive e riunioni che davano senso e prospettiva al nostro pensare e fare USACLI.

 


Lino è stato uno dei co-fondatori dell’USACLI, una persona che per autorevolezza, per mole fisica e per il suo timbro di voce baritonale, incuteva rispetto fin dal primo approccio. Ma di lui ricordo piuttosto l’innata e genuina predisposizione alla simpatia, allo scherzo e alla piacevolezza dello stare insieme, che mai (mai !) lasciavano il passo alla superficialità, alla villania o al disimpegno. Ricordo la sua voglia di fare, di organizzare, di preparare, di premiare, di archiviare e di catalogare. Lui, senz’altro con Vito, sono stati la nostra memoria storica quando l’era informatica non si era ancora affacciata. E posso assicurare – senza tema d’essere smentito – che allora non si rischiava di perdere informazioni, immagini e dati o, per lo meno, lo si rischiava di meno di quanto accade oggi in piena epoca tecnologica.

Lino era il nostro “Excel” e Vito il nostro “Power Point”. Ma per trovare qualcosa non dovevamo aprire decine e decine di cartelle, sottocartelle, server, programmi e files; era tutto lì, bastava chiedere, e loro recuperavano tutto: proprio tutto. Tant’è che ad alcuni amici o dirigenti dell’USACLI, ho più volte bonariamente confidato il mio sospetto che Bill Gates si fosse ispirato a loro nello sviluppo delle varie edizioni di Office.                                     

Lino era un organizzatore infaticabile di manifestazioni e aveva la rarissima capacità di sapersele inventare, garantendone un’ottima riuscita, anche dove luoghi, strutture o latitanza di attività, sembravano renderle impossibili. Penso di essermi ispirato proprio a lui, al suo pensiero, alle sue idee e alle sue doti organizzatrici, quando  mi venne in mente, per la prima volta, l’idea del Meeting Polisportivo. E, d’altronde, fu anche uno dei primi a congratularsi di questa intuizione e, successivamente, della realizzazione.

Oggi so a chi dedicare le edizioni di questa manifestazione che per più di un decennio ha contraddistinto l’attività sportiva nazionale dell’USACLI. La dedico a te Lino, perché tu possa ispirarmi ancora !

 

Vito, anch’esso pioniere della nostra Associazione, ha sempre avuto una visione molto ancorata al territorio, senza però mai abbandonare la volontà di un presidio nazionale ad esclusiva tutela di coloro che lavorano in prima linea, nei campi spesso ridotti a macerie delle nostre periferie. Di coloro che volontariamente faticano e gratuitamente sudano !

L’amicizia che mi ha legato a lui nasce dalla sua innata (e mai persa) dote della naturalezza, della spontaneità e della genuinità. Naturalezza, spontaneità e genuinità che ha difeso con i denti fino all’ultimo respiro. Vito non era disposto alle mediazioni esasperate o ai facili compromessi, e forse non aveva nemmeno un gran bel carattere, ma nessuno potrà mai mettere in dubbio la sua lealtà, la sua onestà e la sua trasparenza. Che impreziosivano tutta la sua vita e tutto il suo operare: a Roma come a Marsala.

Era un grande appassionato di pallamano e di atletica. In entrambi i settori (nell’atletica soprattutto in appoggio al fratello Andrea) ha saputo ottenere risultati prestigiosi, è riuscito a formare e crescere atleti che hanno ottenuto anche risultati prestigiosi e importanti nel panorama sportivo federale. Ha formato e cresciuto campioni, ma soprattutto li ha educati. E ci riusciva proprio in virtù dell’autorevolezza che ognuno gli riconosceva per la sua innegabile onestà e trasparenza, che l’hanno portato ad affrontare lotte e battaglie senza mai risparmiarsi, ma sempre e solo a vantaggio dei “suoi ragazzi”. Di questi ragazzi ne parlava con una passione e con un amore fraterno e paterno che non ho mai riscontrato in nessun altro.

Da Vito penso di aver attinto proprio la caparbietà (che non sarà mai pari alla sua) di non abbattermi di fronte alle situazioni peggiori e l’attenzione ad evitare l’esaltazione nei momenti di maggiore successo ma, in particolare modo, la voglia di battermi per gli altri, per la nostra base, per tutti coloro che quotidianamente lavorano per fare grande la nostra storia. Mi ha insegnato il rispetto (il massimo rispetto) per tutti quei volontari, “invisibili fantasmi”, che rischiano a volte di scomparire anche dalla nostra vista. E che invece sono le nostre vere colonne portanti.

 

Umberto non poteva di sicuro passare inosservato. Sarà stata la sua incredibile somiglianza con Enzo Jannacci, sarà stata la sua costante e sistematica voglia di sorridere e far sorridere, ma era senz’altro il dirigente nazionale che a primo impatto sapeva mettere a proprio agio chi entrava, come me, in sede nazionale per le prime esperienze. Era una macchina inesauribile di battute, barzellette e spiritosaggini, ma sapeva passare, in meno di un secondo, dal momento delle facezie alle situazioni più serie. A volte spiazzandoti.

Ricordo molto bene, che nelle fasi precedenti di un nostro congresso nazionale, riuniti con altri dirigenti a discutere alcune linee dell’appuntamento associativo, mi rimproverò aspramente perché non ero riuscito a passare, con la sua stessa velocità (cioè pochi secondi), dalle risate per le sue barzellette, alla concentrazione necessaria per elaborare le strategie e le pianificazioni sulle quali stavamo lavorando. Ci rimasi malissimo, ma in seguito fu una lezione immensa, che mi servì in più di un’occasione per unire alla volontà di programmare e progettare, la necessaria capacità di sdrammatizzare e stemperare.

Se devo pensare ad un’immagine tipica di Umberto, lo vedo seduto nel suo ufficio, con la sua immancabile matita, di fronte alle migliaia di fogli che correggeva, tagliava, incollava, perfezionava, rettificava e ritoccava finchè non riusciva a formarne un fascicolo ragionato e leggibile. Era il nostro archivio legislativo, era il Bignami del Codice Civile e la nostra memoria normativa. A lui relegavamo forse il compito più noioso e complicato, ma che per molti si rivelò una preziosa tutela nei contenziosi più disparati che venivano spesso a generarsi ad ogni livello. Credo che più di una società sportiva e più di un nostro Comitato territoriale, debbano proprio a lui la fortuna di essere riusciti a superare situazioni contorte, complicate e inizialmente considerate indecifrabili.

Eppure, seppur immerso dalla mattina alla sera in leggi, norme, comma, e articoli, per molti di noi incomprensibili, a mia memoria non ricordo una sola volta che abbia perso la pazienza. E quando lavorava non c’era verso di fargli perdere la concentrazione.

Ecco, da lui ho cercato di cogliere l’importanza dell’attenzione alle regole, agli statuti e ai regolamenti, non solo come garanzia a tutela dei nostri affiliati, ma anche come principale possibilità di rispetto della partecipazione democratica: quel senso di appartenenza che trova la sua motivazione a partire dal rispetto delle regole che genera la possibilità di esserci e di contare.

 

Luigi (che da qui in poi chiamerò Gino come l’ho sempre chiamato e come lo chiavano i più), l’ho conosciuto molto più recentemente, da quando a Foggia aveva cominciato a seguire l’attività del Comitato Provinciale per poi diventarne il Presidente. A parer mio Gino incarnava la dedizione assoluta alle attività: con tenacia, con caparbietà, con passione e con risolutezza. Era la semplicità fatta persona. Quella semplicità che a volte gli faceva sembrare difficile dover rispettare tutti gli adempimenti burocratici che di volta in volta ci piovevano addosso. Era l’immagine e il prototipo del dirigente sportivo “di una volta”. Quelle figure di cui tutti sentiamo la mancanza e che a prescindere da orari o luoghi o impegni, se veniva chiamato sul campo di gara o se doveva accompagnare una società sportiva ad una manifestazione, lasciava tutto e andava. Così com’era, con chiunque fosse stato qualsiasi cosa stesse facendo.

Io, Gino, non me lo ricordo mai in giacca e cravatta. Piuttosto in tuta, piuttosto accalorato e sudato per aver sistemato le cose in un impianto sportivo o dopo aver assistito ad una partita. Ma mai in doppio petto.

Perché la sua dimensione, la dimensione in cui credeva, non era quella dell’eleganza e del prestigio, ma quella della normale fatica quotidiana a stretto contatto con le persone e le Società che si avvicinavano alle attività dell’USACLI. Eppure, la sua semplicità era al tempo stesso la sua massima raffinatezza.

Nelle primissime edizioni del Regio Tratturo, ricordo con quale passione, nei ritrovi serali, tra cavalieri affaticati e organizzatori sfiancati, prendeva il microfono in mano per cantare e donare momenti di divertimento e distensione, che servivano a tutti per ricaricare energie e forze. Quelle tue note, caro Gino, continuano a farmi compagnia e mi saranno preziose quando dovrò ricaricare anche le mie “batterie” fisiche e mentali.

 

Aniello, il Presidente dell’USACLI del Molise, avevo avuto modo di conoscerlo, circa quattro anni fa a Campobasso, in occasione di un torneo internazionale di calcio giovanile. Probabilmente l’evento più prestigioso che l’USACLI abbia mai avuto a livello territoriale e che organizzava direttamente lui. Prima di allora, devo essere sincero, proprio non lo conoscevo se non per nome o per sentito dire.

Mi prese in disparte e con zelante precisione, con il doveroso e giusto orgoglio, mi raccontò la genesi del torneo dalle prime battute fino ad allora. Non tralasciò nulla: né di parlarmi di alcuni ragazzini che poi divennero campioni affermati, né di giovani talentuosi che purtroppo si persero strada facendo, né dei più scarsi che comunque potevano godersi giornate importanti e divertenti. Né, soprattutto, si scordò di raccontarmi di tutte, tutte, proprio tutte, le prassi organizzativi le partnership e le relazioni, che gli avevano permesso di affermare questo torneo. E, purtroppo, alla fine, non tralasciò nemmeno di mettermi al corrente di come, tutte queste partnership e queste relazioni, andarono ad affievolirsi e a diminuire nel corso degli anni, facendo ricadere gli sforzi organizzativi (e quelli economici) solo su di lui, sulla sua società sportiva e sul suo Comitato territoriale. Il suo racconto, forse per lui involontariamente, mi tracciò l’immagine del nostro operare quotidiano, fatto di approcci che nel tempo diventano più fragili, di fatiche che rischiano di vanificarsi proprio sul più bello, di difficoltà che non trovano mai un corrispondente sostegno economico e di idee che fanno i conti con strutture fatiscenti, con l’incuria culturale e materiale, con l’insensibilità politica al mondo dello sport di base e con l’opinione diffusa che lo sport non sia un bene primario. Un quadro che, nei luoghi del Sud Italia in cui era nato e viveva Aiello, a parer suo (ma penso proprio condivisibile), si accentuava nei suoi colori più tetri e, ovviamente, nelle specifiche conseguenze.

Eppure la sua passione, fortunatamente accompagnata da un pizzico d’orgoglio e da molta motivazione, non l’aveva mai fatto demordere: con tutti i sacrifici che ciò comportava.

La sua caparbietà era tale che poteva essere sconfitta solo dalla malattia che lo ha tristemente colpito negli ultimi suoi mesi di vita.

Ad Aniello debbo la tenacia di credere nelle cose quasi impossibili. Gli devo la voglia di non volermi appiattire su obiettibi semplici, magari più comodi e facili. Gli devo la voglia di rischiare e l’ostinazione di credere che più l’obiettivo è alto e più è necessario saper giocare “in squadra”.

 

Carissimi Lino, Vito, Umberto, Gino e Aniello, all’inizio, quando parlavo di una storia che ci ha lasciato, probabilmente ho fatto un grossolano errore. Perché io vi sento ancora con me e dentro di me. E se l’estate non è stata così bella come speravo, aiutateci a riscoprire le più belle stagioni dello sport: ma di quello sport in cui tutti voi credevate.

Tutta l’USACLI vi ringrazia per quello che avete fatto e per quello che, sicuramente, farete ancora per noi.

Buon viaggio.

 

Il Presidente Nazionale USACLI

Marco Galdiolo

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