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Home Angolo del Presidente UNA SFIDA DI SERIETÀ

UNA SFIDA DI SERIETÀ

L’ipotesi di autoriforma del CONI ci richiama ad UNA SFIDA DI SERIETÀ

In questi giorni il Coni ha dato il via ad un processo di autoriforma che tanto sta facendo parlare media ed addetti ai lavori. Ma se ne parla soprattutto nelle sedi territoriali del Comitato Olimpico dal momento che la proposta prevede “la soppressione del livello territoriale del governo provinciale”. In poche parole: la soppressione dei Comitati Provinciali del Coni.

Ma non è di questo che voglio parlare. Non che sia poco importante, ma preferisco soffermarmi sui segnali (a mio avviso inequivocabili) che mi sembra che il Coni voglia focalizzare con questa nuova fase del mondo sportivo italiano. E sono segnali che ci impongono, mai come oggi, l’adesione netta e convinta ad una SFIDA DI SERIETA’.

A mio avviso, il documento programmatico “lo sport italiano verso il 2020”, approvato  a larghissima maggioranza nel Consiglio Nazionale del Coni del 30/09/2011, è la risposta del mondo sportivo all’epocale crisi economica e finanziaria che sta martorizzando il nostro Paese. Forse perfettibile, forse ancora in fase embrionale. Senz’altro, però, un primo e forte segnale che lo sport italiano vuole dare per affrontare costruttivamente questa fase storica così delicata. Tra l’altro, lo fa  con una proposta strutturale, poco “creativa”, molto concreta. E la modalità fin’ora perseguita sembrerebbe indicare la volontà di proseguire con decisione in questa direzione.

Di questo mi sento di ringraziare il Coni e il suo Presidente, Petrucci.

Ma la scelta del Coni, sembra affrontare autorevolmente un’ineluttabile indicazione: se nei prossimi anni tutti gli italiani saranno chiamati a fare sacrifici, anche gli italiani che praticano, organizzano e dirigono lo sport, sono chiamati a fare altrettanto. Sintetizzando meno elegantemente: i soldi per lo sport, magari gradualmente, saranno sempre di meno. E penso di non essere così lontano dalla verità.

Tutto ciò interessa a pieno titolo anche il mondo dell’associazionismo di promozione sportiva: gli enti di promozione sportiva.

Ma nella criticità e nella difficoltà del momento ho ancora voglia di individuare qualche segnale almeno potenzialmente positivo. Che mi viene suggerito proprio dal documento approvato in Consiglio Nazionale Coni, dove emergono tre chiare priorità. La prima quella del riordino territoriale del Coni; la seconda quella della riduzione e riorganizzazione della partecipazione agli organi di governance e la terza (udite, udite !), la valorizzazione dello sport per tutti. Mai come questa volta messa a fuoco con tale enfasi e nettezza.

Con molti temi cari all’associazionismo di promozione sportiva: la scuola, le relazioni con gli EE.LL., l’inclusione sociale di tutte le fasce d’età, l’alfabetizzazione motoria, l’attività motoria nei luoghi di lavoro e l’individuazione di sani e corretti stili di vita. Indicando alcune prospettive concrete come l’istituzione di un Tavolo Nazionale di Governance e dell’Osservatorio dello Sport per Tutti. Temi e soluzioni che rappresentano il cuore del fare e del pensare dell’USAcli, ma penso molto cari a tutti gli Enti di Promozione Sportiva.

Ecco perché l’USAcli è quanto mai convinta che oggi non sia più rimandabile un serio e autorevole ragionamento anche nel mondo variegato e composito dell’associazionismo di promozione sportiva. Mi sembra ce lo stia chiedendo il Coni, ce lo chiede senz’altro l’attuale fase storica, ma ce lo chiedono, soprattutto e innanzitutto, le nostre società sportive. Le nostre migliaia e migliaia di atleti, operatori, istruttori, ufficiali di gara, educatori e volontari, che vogliono continuare a credere al nostro sogno, al nostro modo di intendere e fare sport, nonostante l’approssimarsi di inevitabili tempi duri. Molto duri.

Non c’è dubbio, è una vera sfida. Che dovrà rilanciare la nostra volontà di metterci in gioco, di farci leggere e monitorare proprio per sciogliere ogni dubbio sulla serietà del nostro operare, sul rispetto delle regole che guidano il nostro agire quotidiano e su quanto sia reale il nostro radicamento territoriale e, conseguentemente, il nostro impatto sportivo, sociale e civile. Per rendere leggibile e visibile come siano opportunamente e produttivamente utilizzate le risorse assegnate allo sport per tutti e i criteri che ci sono stati e ci siamo assegnati per concretizzarlo nell’operatività di ogni giorno.

È un confronto di trasparenza, di vita democratica e partecipata, di lealtà e sincerità che dobbiamo a tutti.

Magari fornendo noi stessi (al Coni?) gli strumenti che possano favorire a dimostrare tutto ciò, con uno sforzo, che qualora si rendesse necessario o lo potesse facilitare, possa prevedere anche un nostro investimento.

L’USAcli non può permettersi di perdere questa occasione unica che, probabilmente, rimarrà l’unica occasione.


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