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Home Angolo del Presidente l'US ACLI INTITOLA IL PREMIO NAZIONALE AL GRANDE "VECIO" ENZO BEARZOT

l'US ACLI INTITOLA IL PREMIO NAZIONALE AL GRANDE "VECIO" ENZO BEARZOT


Perché proprio un premio alla memoria di Enzo Bearzot ?

Quando decisi di proporre ai colleghi di Presidenza un evento a forte impatto simbolico da inserire nel contesto della nostra Assemblea Organizzativa Nazionale, il nome di Bearzot mi venne in mente all’improvviso, quasi istintivamente e spontaneamente, senza alcun ragionamento precostituito o ponderato. Ma proprio questo strano automatismo, paradossalmente, mi obbligò a riflettere. Effettivamente Bearzot lo conoscevo solo attraverso i consueti canali mediatici. Nulla di più. Nessuna conoscenza diretta nemmeno indiretta attraverso qualche evento dell’USACLI.

Però non mi è stato difficile capire il perché di questo “flash” mentale!

In effetti mi sono reso conto che più pensavo a Enzo Bearzot e più i miei ricordi mettevano a fuoco i suoi risultati sportivi, ma guarda caso sempre insieme a memorie che di sportivo (nel senso comune del termine) avevano poco a che fare. Ad esempio ogni volta che ripenso alla mitica corsa esultante di Tardelli dopo il secondo gol alla Germania nella straordinaria finale dell’82, contemporaneamente, in modo altrettanto appassionato e forse più simpatico, rivivevo e rivivo mentalmente l’immagine “fresca”, popolare, divertente e gradevole della “storica” partita a carte del nostro DT con Pertini, Causio e Zoff in aereo sulla via del ritorno in Italia. Così come, nella prima fase di quei campionati mondiali (una prima fase estremamente difficile), più che i fatti calcistici, rammento le parole di Bearzot. Parole misurate e caute, ma come al solito dirette al sostegno dei suoi “ragazzi” ed a quel valore aggregativo a cui non smetterà mai di assegnare un peso determinante per il successo sportivo e, perché no, soprattutto umano. Così come ricordo le risposte di Bearzot, alle numerose interviste nell’immediato post partita del trionfo di Madrid. Risposte che, nonostante l’euforia, rimettevano continuamente in primo piano la sua idea  “di gruppo”, “di persone”, “di gioco” e “di coesione”, ancor prima e molto prima che la sua idea di strategia e tattica calcistica.

Queste convinzioni e aspirazioni non lo abbandonarono mai, tant’è che in uno dei suoi momenti sportivi più difficili, accompagnò le dimissioni dopo i mondiali messicani dell’86, con parole a mio avviso ancor’oggi di un’autentica rilevanza: “per me allenare l'Italia era una vocazione che, con il passare degli anni, è diventata una professione. I valori del gioco sono cambiati dai miei tempi. A causa dello sviluppo del settore e dell'ingresso sulla scena di grandi sponsor, sembra che il denaro abbia spostato i pali delle porte*. E ancora ebbe a dire: “Il calcio pare essere diventato una scienza, anche se non sempre esatta. Tuttavia, per me, si tratta prima di tutto e soprattutto di un gioco*.

Ecco, penso proprio che in queste suggestive tracce di memorie e in queste parole ci sia la spiegazione netta e precisa del mio pensiero originario e della nostra scelta: Bearzot ha rappresentato, con ogni probabilità, una “linea di confine”. La frontiera tra uno sport (in particolare il calcio) vissuto ancora come gioco e uno sport dove il divertimento, il piacere e la passione rischiano di perdere via via significato. Così come sembrano diventare sempre più sbiaditi quei valori (appunto umani ancor prima che sportivi) di cui Bearzot non ha mai mancato di farsi portavoce e autorevolissimo testimone: le sue gare e la sue sfide erano dapprima gare e sfide educative !. Per me, per noi Associazione d’ispirazione cristiana, per gli allenatori, per gli atleti, per le famiglie, per i bambini, i giovani, i ragazzi, ma anche per gli adulti (a volte in situazione di estremo disagio e difficoltà), per l’intero nostro mondo associativo, al quale ci rivolgiamo quotidianamente o grazie al quale riusciamo a concretizzare le nostre scelte, testimonianze così serie e composte ci permettono di rifiatare, di rinfrancarci, di riacquistare fiducia anche quando ci sembra di sentire il fiato corto.

E il modo con il quale Bearzot esprimeva il suo mandato tecnico, sportivo, professionale ed educativo, certificava uno stile che c’è sembrato avvicinare quasi naturalmente la sua figura al nostro modo di intendere lo Sport per Tutti, a ciò in cui noi crediamo e cerchiamo di trasmettere in platee magari meno prestigiose, ma decisamente difficili, problematiche, complesse e preoccupanti. Insomma con uno stile riservato, sobrio, schivo, severo ma - al tempo stesso - premuroso, risoluto e convinto: dapprima destinato a se stesso e quindi agli altri. Quella stessa esemplare riservatezza - così ammirevolmente e teneramente restia alle “luci della ribalta” ed alla pubblica acclamazione - con la quale la stessa famiglia Bearzot ha voluto donarci la gioia del consenso a questa iniziativa. Un’accettazione che accanto a quella determinante e graditissima concessa dalla FIGC, farà sentire anche noi, magari solo per un attimo, campioni del mondoma così come l’intendeva proprio lui, Enzo Bearzot !

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